Il bisogno di potenziale: dai “gratta-e-vinci” alle scelte di portafoglio

Cos'hanno in comune un'obbligazione ad alto rischio e un biglietto della lotteria?

In questo breve approfondimento parlerò di bisogno di potenziale, variabilità della propensione al rischio e influenza delle aspirazioni sulle scelte finanziarie.

Una questione di priorità

Come ci insegna la teoria della "piramide stratificata", la nostra mente crea una gerarchia per la distribuzione delle risorse che pone il bisogno di sicurezza alla base (con priorità di spesa) e, a mano a mano che si aggiungono livelli, lascia spazio a investimenti caratterizzati da un rischio crescente.

Più ci avviciniamo al vertice, più aumentano il rischio e la vicinanza a un aspetto fondamentale dell'agire umano: il "bisogno di potenziale", con il suo voluminoso bagaglio di aspirazioni.

Nella fascia alla base della piramide si collocano gli investimenti in asset reputati come a zero o bassissimo rischio quali certificati di deposito, conti di risparmio o titoli di stato a breve termine; salendo troviamo le obbligazioni statali o societarie con rendimenti interessanti e rischi contenuti; in quota affrontiamo investimenti più azzardati come le azioni o le obbligazioni ad alto rischio, alle quali si tende a riservare le quote patrimoniali destinate alla coltivazione del desiderio di upside potential, ossia di crescita di valore del portafoglio; infine, al vertice della piramide, ci ritroviamo al cospetto di investimenti estremamente rischiosi, come i derivati a fini speculativi o vere e proprie scommesse, che hanno lo scopo di nutrire il bisogno di speranza nel raggiungimento di un livello di vita migliore.

L'irruzione delle emozioni

Se la mente umana fosse capace di ragionare esclusivamente sui dati senza l'intervento di emozioni e sentimenti, non esisterebbe il mito del "mattone" come bene rifugio: in quanti, infatti, applicano all'acquisto di un immobile la stessa visione riservata alle azioni? D'altronde si tratta sempre di vincolare una somma importante con l'obiettivo di aumentare il proprio patrimonio nel lungo periodo... eppure il mattone (e soprattutto la casa), proprio grazie alla sua potenza a livello emotivo, si è guadagnato una categoria a parte nella mentalità generale.

Per valutare i propri investimenti, infatti, gli individui considerano la probabilità di realizzare un'aspirazione e pertanto non scelgono cosa inserire in portafoglio soltanto in base alla relazione rischio/rendimento, ma anche in considerazione della reazione emotiva suscitata dal titolo.

Un equilibrio instabile

Sul filo che collega due esigenze profonde e spesso in tensione tra loro come la ricerca di sicurezza e quella di potenziale, l'individuo viene chiamato a prendere decisioni delicate. È proprio qui che si giocano molte delle decisioni finanziarie più diffuse - e spesso più irrazionali.

Il motore di questa dinamica è da ricercare nelle emozioni: quelle che ci spingono a proteggere ciò che abbiamo (cioè ad evitare il rischio) e quelle che ci proiettano verso traguardi ambiziosi (e ci chiedono di tentare la sorte).

Paura e speranza agiscono come forze centrifughe: la paura spinge verso la sicurezza, la speranza verso il potenziale. Quando prevale la prima, l’individuo diventa avverso al rischio; quando a prendere il sopravvento è la seconda, invece, il rischio appare non solo accettabile ma addirittura necessario.

La propensione al rischio, quindi, non è una caratteristica stabile e oscilla in base al modo in cui visualizziamo e percepiamo la distanza che separa ciò che abbiamo da ciò che vorremmo avere.

La filosofia del gratta-e-vinci

In cima alla piramide che punta al potenziale non troviamo soltanto gli strumenti finanziari ad alta speculazione come i derivati, ma anche qualcosa di molto diverso eppure accomunato dallo stesso tipo di impulso emotivo: il gratta-e-vinci, o il biglietto della lotteria.

Nell'atto del grattare qualche numero, infatti, o di scegliere un biglietto dal mazzo sperando si tratti di quello vincente, stiamo afferrando la sensazione di un potenziale "accessibile" che ci fa sognare che un miglioramento improvviso, incredibile e capace di risolvere i nostri problemi concreti sia effettivamente a portata di mano.

Poco importa che, attuarialmente, tutte le lotterie siano sfavorevoli: nonostante sia molto più probabile perdere il denaro investito che accrescere il patrimonio di partenza, infatti, la ricerca di potenziale resta capace di attirarci in una trappola soltanto apparentemente innocua.

Dalla lotteria alle decisioni di portafoglio

Sulle note dello stesso "pifferaio magico", ossia la ricerca di potenziale, davanti a un investimento che appare in grado di avvicinarci alle nostre aspirazioni (comprare una casa, smettere di lavorare, cambiare stile di vita) anche gli individui storicamente più avversi al rischio possono scoprirsi improvvisamente propensi a scommettere, perché percepiscono la propria situazione attuale come una forma di perdita rispetto al traguardo desiderato, che appare più raggiungibile.

In questa situazione, quindi, a guidare la scelta non è il rischio in sé ma la distanza psicologica che separa lo status quo dallo scenario ambito.

Comprendere il bisogno di potenziale significa afferrare quanto sia profonda l'influenza delle aspirazioni sulle decisioni economiche, in quella zona grigia oltre i modelli razionali nella quale il denaro, prima ancora che uno strumento, rappresenta un ponte verso ciò che desideriamo avere (e diventare).

 

A cura di Enrico Maria Cervellati