L’invisibile che ci guida: dove metti attenzione metti vita

L’altro giorno, dopo una giornata piena, mi sono accorto di una cosa semplice: avevo “fatto” tantissimo, eppure dentro sentivo poco. Nessun disastro, nessuna crisi, solo quella sensazione sottile di essere stato trascinato dagli eventi, come se la giornata fosse accaduta mentre io ero altrove.
Non certo perché mancasse volontà, più spesso mancava semplicemente spazio. Spazio tra uno stimolo e una risposta, spazio per non reagire sempre allo stesso modo, per non farsi portare via dal ritmo, dalla velocità dal dover fare tutto per forza subito. Quando questo spazio si assottiglia, entriamo in una modalità che conosciamo bene: quella reattiva. Funziona? Certo che sì; ci fa reggere l’urto, ci fa, all’apparenza stare più tranquilli, in realtà però la modalità reattiva decide molto più di quanto immaginiamo.
Perché le decisioni che cambiano la traiettoria raramente fanno rumore. Agiscono in silenzio. Nell’invisibile.
L’invisibile è ciò che guida: attenzione, parole, standard, micro-scelte.
Nessuna di queste si vede davvero da fuori; eppure, a fine giornata, a fine mese, a fine anno, a fine carriera è lì che o hanno fatto la differenza o presentano il conto.
Pensa a quante volte ci ritroviamo a dire: “È stata una giornata pesante”. Spesso è vero. Però dentro quella frase c’è già un mondo intero, perché “pesante” può diventare un’etichetta totale, una colla che si attacca addosso. Quando una giornata diventa “pesante” in senso assoluto, anche noi rischiamo di diveltarlo: nelle risposte agli altri, nel tono, nel modo in cui guardiamo le cose. L’invisibile entra proprio qui: nel linguaggio con cui interpretiamo ciò che viviamo.
Pensiamo ad una stessa situazione, due persone, due mondi diversi. Una la sente come un muro, l’altra come un passaggio. La differenza raramente è carattere o fortuna, più spesso è il significato che attribuiamo a quella situazione mentre ci siamo dentro.
La buona notizia? La buona notizia è che tutto questo possiamo allenarlo.
Si allena prima di tutto con l’attenzione.
Perché l’attenzione è un investimento: dove la mettiamo, cresce. Se la mettiamo sulle urgenze, ci alleniamo alle urgenze, se la mettiamo sulle reazioni, ci alleniamo a reagire, se la mettiamo su un gesto fatto bene, iniziamo a costruire qualità. La qualità ripaga sempre e nel tempo, diventa relazione, reputazione, fiducia, diventa stabilità.
Poi c’è la seconda leva invisibile: le parole.
Le parole non sono un commento alla realtà, sono una parte della realtà stessa, perché decidono cosa vediamo e cosa lasciamo fuori. Se ti dici “devo resistere a questa settimana”, entri in modalità difesa. Se ti dici “questa settimana scelgo una direzione”, entri in modalità guida. Stesso calendario. Stesso lavoro. Un cervello diverso.
Ed infine c’è la terza leva, quella che spesso scartiamo in fretta: l’errore.
L’errore può diventare tribunale oppure palestra. Nel tribunale, l’errore è un verdetto: “Sono incapace”, “Ho rovinato tutto”, “Ecco, lo sapevo”. Nella palestra, l’errore è informazione: “Cosa ha funzionato? Cosa posso aggiustare? Qual è il prossimo passo sensato?”. Anche qui: stesso episodio, due traiettorie.
Dal mio punto di vista quando lavoriamo con persone, clienti, obiettivi, decisioni, queste leve invisibili diventano decisive. Perché la finanza, la vendita, la relazione, la performance: tutto passa da come leggiamo le situazioni e da come, di conseguenza ci regoliamo dentro.
Voglio proporvi un esercizio semplice, da fare oggi, in due minuti. Scegli una sola cosa: una! Una telefonata, una mail, una riunione, una proposta, un messaggio, un follow-up, e scegli di farla con uno standard più alto del solito, non certo perfetta, semplicemente con standard più alto. Con presenza, con cura, con attenzione. A fine giornata, fatti questa domanda: “Cosa è cambiato dentro di me quando ho scelto qualità invece di velocità?”
Perché è così che si spegne il pilota automatico: non con grandi rivoluzioni, ma con un gesto piccolo fatto bene. L’invisibile, quando lo alleni, diventa visibile nei risultati.
Io queste leve sto cercando di raccoglierle da tempo, perché sono quelle che davvero possono cambiare la vita professionale (e personale) senza fare scena.
E ora ti chiedo: qual è l’invisibile che, quando lo curi, ti fa rendere meglio? Attenzione, parole, standard, errori… da dove partiresti tu?


